di
Angela Teja
Marco Fittà, socio fondatore della SISS, è morto nella notte del 30 gennaio a Verona, dopo una lunga e inesorabile malattia.
Lo ricordiamo per la sua simpatia e per la creatività che lo contraddistingueva, facendone un ricercatore acuto e originale. Suo campo d'azione era il gioco e i giocattoli, in particolare quelli d'epoca antica.
Dal sito della sua associazione culturale “Hermes”, per la storia del gioco e degli sport (http://www.associazionehermes.com/), scopriamo l’ampiezza dei suoi interessi: concorsi (l’ultimo, “La memoria dei miei giochi infantili”, coinvolgeva i ragazzi delle scuole dei Comuni della Valpolicella che dovevano carpire ai nonni i ricordi della loro infanzia), mostre (dalle figurine Liebig alle carte da gioco, all’agonistica, al libro antico di sport etc. tutte illustrate con splendide immagini), attività didattiche nelle scuole, realizzazioni varie, fra cui esposizioni all’estero o allestimento di un ludo-giardino “di giochi e frutti dimenticati” a Cigole, in provincia di Brescia, redazione di una rivista (“Giocosport”), progettazione e consulenza di parchi-gioco, corsi (es. scacchi, modellismo, costruzione bambole etc.). Un sito eclettico e fantasioso, anzi, meglio, fiabesco, dalla cui accurata realizzazione ricca di immagini, risalta il carattere ilare e gioioso del suo autore.
Il testo principale di Marco Fittà resta Giochi e giocattoli nell’antichità (Leonardo Arte, Milano 1997) che ho avuto il piacere di vedere comporre qui a Roma, anni or sono. Ricordo i fascicoli di materiali, gli album di foto, le copie rilegate del Dizionario del Daremberg-Saglio, i pomeriggi passati a discutere su citazioni e ricerche. Era un piacere per lui parlarne, tanto era l’entusiasmo con cui mi illustrava i “suoi” giochi, per esempio le molteplici interpretazioni dell’ephedrismòs, una specie di cavalluccio dei bambini greci, o alcuni giochi d’azzardo, egiziani compresi. Ricordo ancora la gioia con cui individuò, nel mio archivio, alcune foto degli stucchi della Basilica pitagorica di Porta Maggiore con elementi che sarebbero stati utilissimi alla sua ricerca.
Se passavo dalle parti di Verona non mancavo di andare a trovarlo, tanto era piacevole la sua conversazione, specie quando illustrava la sua raccolta di giocattoli più o meno antichi, appartenenti a varie civiltà ed epoche. La maggior parte si trovava nella sua cantina dove aveva attrezzato un laboratorio per la riproduzione dei giochi stessi. Perché Marco raccoglieva e studiava reperti, ma soprattutto voleva insegnare a riprodurli, secondo i principi delle moderne ludoteche. Questa ispirazione gli veniva dall’aver frequentato a lungo la ludoteca-museo di Torino, dove era stato chiamato a collaborare per le sue notevoli conoscenze nel settore.
Marco ha lasciato tutta la sua collezione di giocattoli e un'ampia biblioteca specializzata al Museo del giocattolo a lui intitolato, a Soave, del quale parliamo in questo stesso numero. Avremmo voluto che lo leggesse e ne cogliesse il riconoscimento di studioso che gli si rendeva, quasi a smentire quanto lui stesso affermava definendosi un “ cultore della materia” e non un “professore”, scherzando ironicamente.
In realtà, uno dei suoi ultimi interventi scientifici, che leggiamo negli Atti del congresso CESH di Crotone del 2004 (sui sistemi di assegnazione dei posti di partenza nelle corse antiche attraverso un gioco di biglie), è stato tra i più apprezzati anche all'estero.
Conoscendo la sua malattia, il cui destino vedeva inesorabilmente scritto, Marco ha voluto donare buona parte della sua raccolta di materiali sullo sport a me personalmente e al Corso di laurea di Scienze Motorie di Tor Vergata, quasi un segno di buon augurio per un futuro Centro studi sullo sport.
Per questo e per altro, ringraziamo Marco della sua generosità, e ci stringiamo intorno alla sua famiglia, alla figlia Emanuela che ha curato l’allestimento del Museo di Soave negli ultimi giorni di vita del padre. Un progetto iniziato anni fa e che ora si è concluso.
In quel Museo, gli studi e le invenzioni di Marco Fittà vivranno sempre per l’interesse degli studiosi e la gioia dei bambini.
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